Valutazioni di sostenibilità

Bilancio di sostenibilità

Negli ultimi anni si sente sempre di più parlare del Bilancio di Sostenibilità (detto anche sociale) ma a tanti non è ancora ben chiaro di cosa si tratta o a cosa serva. Spesso lo si confonde con il Bilancio d’esercizio: documento che un’azienda è obbligata a redigere per legge ogni anno, per rendere conto allo Stato (ora anche all’Europa) la propria situazione economica dove si riportano costi, ricavi e utili.

Il Bilancio di Sostenibilità gli assomiglia nella forma ma non nella sostanza; è anch’esso un documento che permette di comunicare periodicamente, in modo volontario, gli esiti sulla situazione economica dell’Organizzazione, in più riportando l’impatto sociale e ambientale che ha sul territorio in cui opera.

A chi è rivolto

Il Bilancio di Sostenibilità è un documento che si rivolge a tutti gli stakeholder, o “portatori di interesse”, riferimento a tutte quelle categorie di persone che vengono toccate dall’attività svolta da una certa impresa, da un ente pubblico o anche solo da un’associazione: cittadini, dipendenti, coloro che hanno rapporti economici con l’impresa, ente o associazione sul territorio, comunità, fornitori, autorità locali e giornalisti.

Parliamo quindi di gruppi ampi e differenti, ogni azienda deve entrare nella disposizione di idee ben precise in quanto responsabile nei confronti di ciascuno di essi.

Nel libro verde della Commissione del 2001, l’Unione Europea definisce la Responsabilità Sociale “L’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. Anche il ministero dell’Interno, sei anni dopo, ha determinato la sua definizione: “Il bilancio sociale è l’esito di un processo con cui l’amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell’impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l’amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato”.

Linee guida

Ad oggi non esistono ancora delle vere e proprie normative vincolanti che impongano un metodo uniforme, ma esistono delle linee guida come quelle del Global Reporting Initiative; un gruppo no-profit fondato a Boston nel 1997 che riporta gli degli standard nel quale le aziende possono muoversi nel mostrare il loro impegno nella sostenibilità e i contenuti da inserire nel documento di Sostenibilità.

A metà ottobre del 2016 il GRI ha pubblicato nuovi standard che hanno sostituito quelli precedenti, a partire dal 1 luglio 2018. Si tratta di ben 36 linee guida da seguire per realizzare Bilanci di sostenibilità trasparenti e omogenei in merito ad una lunga serie di temi: le emissioni di gas serra, l’impronta idrica, il consumo di energia, le politiche adottate con i lavoratori ecc.. Le aziende, così facendo, possono seguire tali indicazioni per pubblicare un Bilancio di Sostenibilità completo sotto gli aspetti trattati dagli indicatori e stilare relazioni dettagliate su singoli argomenti.

Quando il Bilancio di Sostenibilità diventa obbligatorio per le aziende

La Direttiva n.95 del 2014 (2014/95/UE), recepita solo alla fine del 2016 da parte del Parlamento e del Consiglio europeo, ha reso questo tipo di bilancio obbligatorio; ma non per tutte le realtà. Difatti solo le “imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico e gli enti di interesse pubblico che sono imprese madri di un gruppo di grandi dimensioni, in ciascun caso aventi in media più di 500 lavoratori, nel caso di un gruppo, da calcolarsi su base consolidata”.

Con il termine base consolidata, si intende un bilancio consolidato che soddisfi determinati criteri stabiliti dalla legge: il totale dell’attivo dello stato patrimoniale dev’essere superiore a 20 milioni di euro oppure, in alternativa, il totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni deve superare i 40 milioni. In aggiunta alla stessa direttiva, ciò non dovrebbe impedire agli Stati membri di chiedere la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario a imprese e gruppi diversi dalle imprese che sono soggette alla presente direttiva”. 

Il principio espresso dalla direttiva è quello del “comply or explain”: le imprese europee dovranno comunicare le loro politiche in termini di sostenibilità, oppure dovranno spiegare il motivo per cui non se ne sono occupate.

Environmental e Sustainability Report

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