Economia Circolare

Di cosa si tratta

In relazione alla definizione della Ellen MacArthur Foundation, economia circolare  «è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera».

L’economia circolare è dunque un modello di produzione e consumo pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono reintrodotti, dove sia possibile, nel ciclo economico; così da riutilizzare continuamente all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

I principi dell’economia circolare contrastano il tradizionale modello economico lineare (take-make-dispose), fondato sul peculiare schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali ed energia facilmente reperibili e a basso prezzo.

Si pone quindi la necessità di transizione da un modello lineare ad un modello circolare, che nella considerazione di tutte le fasi – progettazione, produzione, consumo, destinazione a fine vita – sia in grado di cogliere ogni opportunità e di limitare il contributo di materiale ed energia in ingresso e di minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale.

I vantaggi 

La transizione verso un’economia più circolare può portare numerosi vantaggi, tra cui:

  • Riduzione della pressione sull’ambiente
  • Più sicurezza circa la disponibilità di materie prime
  • Aumento della competitività
  • Impulso all’innovazione e alla crescita economica
  • Incremento dell’occupazione – si stima che nell’UE grazie all’economia circolare ci saranno 580.000 nuovi posti di lavoro

Principi base dell’economia circolare

Con Economia Circolare si parla di un ripensamento complessivo e radicale rispetto al classico modello produttivo basato sull’iper sfruttamento con l’obbiettivo comune dell’aumento sui profitti e la riduzione dei costi di produzione.

L’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili definiscono l’economia circolare come un nuovo sistema virtuoso fondato su alcuni principi base, che la Fondazione Ellen Mc Arthur ha individuato in 5 criteri fondamentali:

  1. ECO PROGETTAZIONE: Progettare i prodotti pensando fin da subito al loro impiego a fine vita, quindi con caratteristiche che ne permetteranno lo smontaggio o la ristrutturazione.
  2. MODULARITÀ E VERSATILITÀ: Dare priorità alla modularità, versatilità e adattabilità del prodotto affinché il suo uso si possa adattare al cambiamento delle condizioni esterne.
  3. ENERGIE RINNOVABILI: Affidarsi ad energie prodotte da fonti rinnovabili favorendo il rapido abbandono del modello energetico fondato sulle fonti fossili.
  4. APPROCCIO ECOSISTEMICO: Pensare in maniera olistica, avendo attenzione all’intero sistema e considerando le relazioni causa-effetto tra le diverse componenti.
  5. RECUPERO DEI MATERIALI: Favorire la sostituzione delle materie prime vergini con materie prime seconde provenienti da filiere di recupero che ne conservino le qualità.

 

Normative

Negli ultimi anni sono stati emessi numerose disposizioni normative da parte della Comunità Europea, sono stati recepiti dall’Italia ed entrati in vigore sotto forma di leggi dello stato.

Con la nuova direttiva sui rifiuti la Comunità Europea punta fortemente sull’<< economia circolare e sul concetto che i rifiuti di qualcuno diventano risorse per qualcun altro, a differenza dell’economia lineare in cui, terminato il consumo, termina anche il ciclo del prodotto, costringendo la catena economica a ripetere lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento >>.   

L’obiettivo delle politiche di gestione sui rifiuti è quello di reimmettere i prodotti a fine vita nel circuito del consumo (riutilizzo) o della produzione (riciclo) generando valore.

Il 4 luglio 2018 è entrata in vigore la nuova legislazione europea ‘Pacchetto Economia Circolare‘ che i paesi membri dovranno recepire entro il 5 luglio 2020; composta da 4 direttive che modificano altre 6 direttive su rifiuti, imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE), veicoli fuori uso e pile.

Nei testi approvati gli eurodeputati incrementano gli obiettivi rispetto alle proposte presentate nel dicembre 2015 dalla Commissione europea:

  • entro il 2025 si dovrà raggiungere il riciclo di almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035) e si dovrà limitare lo smaltimento in discarica (tetto massimo del 10% entro il 2035);
  • entro il 2025 dovrà essere riciclato il 65% degli imballaggi e il 70% entro il 2030;
  • i rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie dovranno essere raccolti separatamente dal 2025;
  • entro il 2024 obbligo per tutti gli stati membri di introdurre la raccolta separata dei rifiuti organici e/o il riciclaggio a casa attraverso l’autocompostaggio;
  • introduzione di una norma perfacilitare il cibo da donare e ridurre le eccedenze e gli sprechi alimentari in ogni fase della filiera produttiva alimentare monitorando il fenomeno con i suoi miglioramenti.

In Italia, con la legge di stabilità 2016, è entrato in vigore il Collegato Ambientale (legge 28 dicembre 2015, n.221) contenente disposizioni in materia di normativa ambientale per promuovere la green economy e lo sviluppo sostenibile; esso ha permesso che i principi dell’economia circolare entrassero a far parte dell’ordinamento Italiano e agisce con ampio raggio su tutto ciò che riguarda l’ambiente, dalla gestione dei rifiuti fino alla mobilità sostenibile.

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