Direttiva ATEX 2014/34/UE

La Direttiva ATEX 2014/34/UE, che da aprile 2016 ha sostituito la precedente edizione 94/9/CEregolamenta la costruzione di attrezzature destinate all’impiego in aree con atmosfere potenzialmente esplosive. La Direttiva impone la certificazione a tutti i prodotti commercializzati nell’Unione stessa, indipendentemente dal luogo di produzione e dalle normative in esso in vigore, se installati in luoghi a rischio di esplosione. Un’atmosfera potenzialmente esplosiva è composta da miscele aria di gas, vapori, nebbie o polveri, che possono infiammarsi in determinate condizioni operative.

Campo di applicazione

Le apparecchiature soggette alla Direttiva ATEX (acronimo di ATmosphere EXplosive) sono:

  • apparecchiature elettriche e non elettriche;
  • insiemi;
  • dispositivi di sicurezza e di controllo;
  • componenti.

La Direttiva include i materiali di superficie e di miniera, in quanto il pericolo, le misure di protezione e i metodi di prova sono simili per entrambi i materiali; la prima distinzione è effettuata con la suddivisione in due gruppi:

  • gruppo I: prodotti da utilizzarsi in miniere grisutose;
  • gruppo II: apparecchiature destinate all’utilizzo in superficie.

Per ciascun gruppo, la Direttiva 2014/34/UE, classifica i prodotti in categorie, in relazione al livello di protezione e in funzione del grado di pericolosità dell’ambiente dove questi saranno inseriti.

Il Testo Unico sulla Sicurezza, all’art. 293, prevede che il DdL suddivida l’area in cui si svolge l’attività lavorativa in zone, in funzione della probabilità con la quale potrebbero svilupparsi atmosfere esplosive. La classificazione in zone ATEX è un metodo utile nella pianificazione della sicurezza sul lavoro in ambienti con presenza di sostanze infiammabili perché identifica planovolumetricamente gli eventuali processi esplosivi, facilitando l’adozione delle misure di prevenzione in relazione al grado di rischio identificato. L’Allegato XLIX del D.Lgs. n. 81/2008 suggerisce di utilizzare per tale classificazione le norme tecniche armonizzate: la CEI EN 60079-10-1 valida per gas, vapori e nebbie infiammabili, la CEI EN 60079-10-2 utilizzabile nel caso di polveri combustibili e le relative guide CEI 31-35 e CEI 31-56.

Classificazione ATEX delle zone

Gas, vapori e nebbie infiammabili
Zona 0 Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia. Rischio permanente
Zona 1 Area in cui la formazione di un’atmosfera esplosiva, consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori o nebbia, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività. Rischio frequente
Zona 2 Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata. Rischio occasionale
Polveri combustibili
Zona 20 Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria. Rischio permanente
Zona 21 Area in cui la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività Rischio frequente
Zona 22 Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata. Rischio occasionale

Gli operatori economici coinvolti

Il fabbricante può applicare il marchio CE alla macchina dopo aver predisposto un fascicolo tecnico, effettuato una adeguata valutazione dei rischi e redatto la Dichiarazione UE di Conformità, che deve accompagnare ogni esemplare venduto.

La nuova Direttiva ATEX 2014/34/UE individua altri operatori economici oltre al fabbricante, quali importatori e distributori, assegnando a tutti nuovi obblighi e responsabilità.

Come fare la valutazione ATEX del rischio di esplosione

La valutazione del rischio ATEX deve analizzare i seguenti elementi:

• Analisi del processo produttivo: tipo di impianto installato, caratteristiche chimico-fisiche delle sostanze presenti, tipologia di operazioni effettuate e possibili interazioni, attrezzature critiche;

• Stima delle conseguenze di un’esplosione: entità degli effetti prevedibili.

• Individuazione delle sorgenti di emissione e delle sorgenti di innesco: superfici calde, fiamme e gas, scintille di origine meccanica, correnti elettriche, fulmini, onde elettromagnetiche a radiofrequenza, radiazioni ionizzanti, ultrasuoni e reazioni esotermiche;

• Classificazione delle zone ATEX: localizzazione, probabilità e durata delle atmosfere esplosive;

• Analisi delle misure di prevenzione e protezione contro le esplosioni: dpi, interventi di mitigazione, cronoprogramma, soppressione dell’attività, confinamento, progettazione resistente alle esplosioni;

Una volta raccolti questi dati, la stima del rischio di esplosione è data dalla formula: R = (P x I) x D

con P che è il fattore derivante dalla classificazione ATEX (come da tabella soprastante), I è il fattore che tiene conto della frequenza della presenza di innesco e D è il fattore di danno rapportato a cose e persone.

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